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Cenni storici sulla Birra a Caduta

Tradizionalmente, ogni piccolo villaggio aveva il proprio microbirrificio, che produceva e serviva birra all’intera comunità. La birra era conservata in cantina, in botti e fusti di legno, e veniva spillata direttamente dalla botte, per gravità se la botte era posta sul bancone del locale di mescita o tramite l’ausilio di una pompa a mano. Questo metodo di spillatura, che ha accompagnato ed esaltato la birra nella sua secolare storia europea, è detto, a tutt’oggi, metodo ‘a caduta’, o ‘a pompa’.
Con l’affermarsi dell’industria e l’introduzione di nuove tecnologie e materiali (i fusti in metallo facilmente trasportabili e capaci di sostenere altissime pressioni) e, sul versante opposto, con la progressiva chiusura dei microbirrifici, è andata via via scomparendo dai banconi dei locali la tradizionale pompa per la mescita a mano. Un nuovo sistema di spillatura, molto più rapido ed efficace, ne ha preso il posto: è la spillatura tramite pressurizzazione dei fusti con CO2, il sistema attualmente usato universalmente per ottenere la birra ‘alla spina’. Solo che, a causa del gas introdotto e delle alte pressioni e basse temperature che sempre accompagnano questo tipo di mescita, la birra inesorabilmente viene a risentirne: l’eccesso di gas ingolfa e desensibilizza il palato, l’alta pressione schiaccia gli aromi e i profumi, la bassa temperatura ne impedisce l’espressione e la diffusione, smorzandone il carattere.
Periodicamente il Lord Lichfield propone delle ottime birre a caduta.
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